Si torna a casa!
Ringrazio tutti quelli che ci hanno premiate o ci hanno invitate a dei meme e prometto che a giorni adempierò a tutti i doveri-piaceri arretrati.
Saluti!
Per maggiori informazioni:giovespo@gmail.com (Giovanna)
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…e ad Abu Dabab…
La vista dalla nostra camera: lo splendido mare, le tipiche casette e una delle tre piscine…
L’alba daLbus silenzioso andando a Luxor…
Non metto foto del villaggio e di Luxor perchè ne ho fatte tante e non vorrei annoiarvi, già così mi sa che ci sono vicina eh?! ;P
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Alla prossima amore mio!
Per maggiori informazioni:noreply@blogger.com (Dolcetto)
Per la farcitura:
Preparare la base come di consueto: lavorare a crema le uova con lo zucchero, unire lo yogurt, la vanillina, il burro ed infine la farina setacciata con il lievito. Versare il composto in una tortiera imburrata ed infarinata e cuocere a 180° fino a doratura (circa 40 min, fare la prova dello stuzzicadenti). Lasciare raffreddare, sformare e tagliare a metà. Bagnare con lo sciroppo della frutta (o con del normale succo di frutta se usate frutta fresca), farcire con la crema fatta lavorando con le fruste elettriche il philadelphia con il latte condensato e lo zucchero vanigliato. Prima di aggiungere lo zucchero a velo assaggiate la crema e dosate lo zucchero in base al vostro gradimento. Far cadere i pezzetti di frutta sulla crema e ricomporre la torta. Spolverizzarla di zucchero a velo e decorarla a piacere (ci sarebbero stati bene dei ciuffetti di panna ma io non ne avevo il tempo materiale, ho preferito fare qualche decorazione con del MMF che avevo avanzato).
Ingredienti per la base:
BUONA DOMENICA E BUON FINE-FERIE… CI SI RILEGGE A SETTEMBRE!
Per maggiori informazioni:noreply@blogger.com (Dolcetto)
Pesto di melanzane
per 4 persone:
Affettare una melanzana, salarla e farle fare l’acqua. Grigliarla e una volta raffreddata frullarla con una manciata di pinoli, una di basilico, un cucchiaio di parmigiano ed olio e.v.o.
Condire la pasta stemperando il pesto con dell’acqua di cottura.
Per maggiori informazioni:giovespo@gmail.com (Giovanna)
E’ passato più di un mese dall’ultimo post, ma questa è stata un’estate davvero poco produttiva in cucina. Il caldo in genere frena parecchio la mia creatività, quest’anno poi si è anche rotta la gelatiera e ho detto addio alla sperimentazione di gelati e sorbetti. Finalmente però il caldo afoso qui al nord si è attenuato, così lo scorso fine settimana ho deciso di riappropriarmi della cucina; l’occasione, un barbecue con gli amici. Per accompagnare del pollo marinato con limone, aglio, rosmarino, sale e tanto pepe nero ed un’insalata mista, ho scelto un pane profumato dalla salvia fresca dell mia piantina 

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E ancora foto, per chiudere il post in bellezza: quattro scatti di alcune delle meravigliose rose di Villa Botta, Scandriglia (RI), curate amorevolmente dalla mia zia preferita
More photos, to end this post on a high note: four pics of some of the wonderful roses of Villa Botta, Scandriglia (RI), lovely cherished by my favourite aunt
Nahema
Giovanni Sgaravatti
Per maggiori informazioni:noreply@blogger.com (Pip)
Un’altra ricetta dei tempi andati…ancora oggi facilmente riproponibile, a patto che il vostro macellaio vi venda budelline fresche e ben pulite.
Ingredienti per 4 persone: 2kg di budelline di pollo, una cipolla, una carota, un cuore di sedano, una manciata di prezzemolo tritato, 100g di burro, 50g di prosciutto crudo tagliato a cubetti, 5 cucchiai di polpa di pomodoro, un pugno di Pecorino Romano grattugiato.
Preparazione: dopo aver lasciato riposare le budelline in acqua fredda per qualche ora, in modo da renderle bianchissime, ponetele in un tegame e ricopritele con acqua fredda; aggiungete il sedano, la carota e mezza cipolla e portate ad ebollizione a calore moderato; poi coprite il tegame e lasciate cuocere fino a quando il liquido non si è quasi completamente ritirato; in una padella a parte, fate un soffritto col burro, il prosciutto, e il resto della cipolla; unite poi le budelline, facendole insaporire per qualche minuto; aggiungete infine la polpa di pomodoro con qualche cucchiaio d’acqua e continuate la cottura per una decina di minuti; servite dopo aver aggiunto Pecorino e prezzemolo.
Foto: Flickr
Per maggiori informazioni:gianluca
Ecco un’altra ricetta della tradizione genovese, il polpettone di patate e fagiolini.
Ingredienti: 1 kg di patate, 1 kg di fagiolini, aglio, olio extravergine d’oliva, 30 grammi di funghi porcini secchi, maggiorana, pane grattugiato, 1 etto di parmigiano reggiano, 2 uova.
Procedimento: innanzi tutto fate bollire le patate e i fagiolini; poi passate le patate nel passa verdure e sminuzzate i fagiolini.
In una padella preparate un soffritto con l’olio, l’aglio tritato e i funghi porcini secchi, che precedentemente avrete fatto rinvenire in acqua calda. Poi mettete patate e fagiolini nel soffritto, aggiungete un po’ di sale e lasciate andare per una decina di minuti.
A questo punto, fate raffreddare le verdure, mettetele in una ciotola capiente e aggiungete tutti gli altri ingredienti: le uova, il parmigiano e la maggiorana tritata. Se il composto vi sembra troppo molle aggiungete una manciata di pane grattugiato.
Infine ungete una teglia, cospargetela di pane grattugiato, versatevi il composto e spolverate ancora la superficie con il pangrattato. Infornate a 130° per 30-35 minuti circa.
Il polpettone per essere gustato al meglio va servito freddo.
Foto | Flickr
Per maggiori informazioni:daniela
I gatti amano i venditori di tappeti…
Post chilometrico: sappiatelo.
Ordunque, prima di lasciare i monti e le terre berbere del sud per Marrakech, naturalmente ho fatto i miei acquisti. A Tamegroute, villaggio che rigurgita di laboratori di ceramica, mi sono accaparrata, ovviamente, una tagine e tutta una serie di altre cosette.
Questa è la fabbrica:

Naturalmente volevo anche portarmi a casa delle spezie, ed il souk non mi sembrava il posto migliore, considerando che JM mi aveva raccomandato di rivolgermi ad un negozio affidabile. E così Majid, a Ouarzazate, mi ha portata qui:

Vedete quel signore in camice bianco? Ebbene, sono stata affidata a lui, che parla perfettamente italiano e si è messo lì a spiegarmi le proprietà terapeutiche di questa e quell’erba. Poi, ogni tanto tirava giù un barattolo dal contenuto, immaginava, misterioso, e cominciava: “Questo è…”. Ed io, anticipandolo: “Ras-el-hanout”, oppure “Nigella”, e via così. Lui era allibito. Ogni volta si zittiva e poi esclamava: “Brava!”, tanto che poi si è messo a farmi i quiz. Vagli a spiegare che appartengo a una genìa di cuciniere pazze che ignorano l’esistenza di ben poche materie che siano appena appena commestibili… Per semplificare mio marito mi ha spacciata per chef de cuisine. Siamo, insomma, ai limiti dell’usurpazione di titolo o dell’esercizio abusivo della professione! Comunque, il negozio era davvero bello, fornito e profumatissimo, anche perché in Marocco chi vende spezie è l’herboriste, e quindi vende anche erbe medicamentose, oli essenziali eccetera.

Gli herboristes sono ovunque. Ma è bene andarci con i piedi di piombo. Tanto per confrontare, guardate questo, in pieno deserto (la parte di sabbia e sassi, detta hammada), presso l’oasi di M’Hamid:
Se dovessi definire Marrakech dovrei usare una parola non proprio elegante che designa un luogo di decenza. Ti aspetti una città caotica, bollente e affollata, ma con il fascino del mito. Be’, il mito, se ancora c’è, si nasconde molto bene: la città è lurida, invivibile, respingente. Come spesso avviene, ciò che nelle campagne e nei villaggi è povertà decorosa qui diventa miserabile. E la commistione con una modernità della quale si sono acquisiti solo gli aspetti deteriori non fa che peggiorare le cose. Il souk è solo un caos lercio e opprimente e la celeberrima Jmaa-El-Fna è sembrata, almeno a noi, solo una trappola per turisti dalla quale scappare a gambe levate. E poi, diciamolo: Marrakech puzza. Ovunque della stessa puzza che prende la gola. Cavallina, canina o umana (eh, sì: temo che i muri di Marrakech siano una grande toilette a cielo aperto…).


Le cose belle della città? Queste.
Le cicogne. Fanno i nidi su ogni edificio alto, minareti inclusi. E le sorprendi che ti volano sulla testa a frotte, al crepuscolo.


Il Jardin Majorelle. Meraviglioso. Un luogo solare, ombroso, incantato dove rifugiarsi per sfuggire alla calca e all’aria rovente. Sembra di essere in un’altra città. Anzi, in nessuna città.
(Grazie, François, per averci svelato l’esistenza di questo paradiso).

O questa classica tagine di pollo con olive e limoni confit, stavolta servita al piatto, anziché nella tagine, appunto:
E ancora, gli spiedini accompagnati dal gratin dauphinois:
E il tè alla menta, stavolta ghiacciato (una manna dal cielo):



Essaouira, dunque.
Parlarne mi risulta difficile.
E’ uno dei luoghi più balordi e indefinibili che mi sia capitato di visitare. Una città scoperta dal turismo da alcuni anni, e quindi animata, affollata, ma piacevolissima. Estremamente rilassante. Bianca, inondata dal sole, ma mai calda: la sua temperatura massima, in agosto, corrisponde alla minima di Marrakech. Eravamo sui 24 gradi, più o meno. Spazzata perennemente dagli Alisei, è il paradiso dei surfisti. Dei bagnanti non direi. Appollaiata con le sue fortificazioni sul limitare dell’Atlantico, ha una certa atmosfera anni ‘70, cosmopolita, aperta, fricchettona. E’ il luogo ideale dove rilassarsi dopo un viaggio impegnativo.
Ci siamo rimasti quattro giorni, e ce la siamo goduta un mondo a gironzolare da un caffé all’altro abbattendoci sulle sedie come se fossimo reduci da una fatica improba.
Vento perpetuo e gabbiani sono la cratteristica della città.
Mica scemi, i gabbiani. Ad Essaouira c’è un porto di pesca fiorentissimo…
E infatti, ecco il souk del pesce:
Ovunque botteghe che vendono l’intero campionario dell’artigianato marocchino: tappeti, ceramiche, cuoio e pellami, gioielli berberi e tuareg, tessuti.

Persino nell’ex palazzo di giustizia è ospitato un mercato dell’artigianato.

E questo strano spettacolo, in quale altro posto al mondo potreste vederlo? Dromedari, cavalli, windsurf, tutti insieme appassionatamente sulla spiaggia…
Di sera, in albergo, a Ferragosto c’erano i camini accesi! Non vi dico il sollievo, dopo i bollori di Marrakech…
Ed ecco il valore aggiunto di Essaouira. Sul porto c’è una lunga fila di chalet che espongono meravigliosi banchi con ogni varietà di pesce. Scegli quello che vuoi e loro te lo cuociono sulla griglia. E poi te lo gusti seduto sulle panche all’aperto accompagnato da un’insalata di pomodori e cipolle e da gamberetti bolliti, omaggio della casa. Il tutto a prezzi ridicoli. Mai mangiati tanti astici in vita mia…
Qualche piatto gustato qua e là.
Un classico cous cous con carne, verdure e harissa:
L’harira, tipica zuppa di legumi e verdure, che si gusta accompagnata da datteri e limone:
Una straordinaria crema di melanzane:

E uno sformato, sempre di melanzane:
Una tagine con carne di manzo, olive e zucchine:

E la tagine più buona che abbia assaggiato: di pollo con fichi e noci. Deliziosa. Non avrò pace finché non avrò provato a rifarla.
Alla prossima! Si torna a parlare di cucina…
Per maggiori informazioni:giovespo@gmail.com (Giovanna)
Per me è stato una novità e un azzardo, il Marocco. Amo forsennatamente l’Europa, l’ho girata tanto, ma sempre meno di quanto vorrei, e ancora la girerò finché le gambe e il budget me lo permetteranno. Stavolta volevo vedere un altro pezzo di mondo, con tutti i risvolti che ciò comporta, non sempre piacevoli.







Ancora Majid mesce per noi il tè nel deserto:

Ed eccolo, il deserto (a proposito: l’ombra in groppa al dromedario, in cima al post, è mia! Avrei anche una foto con la shesh in testa, ma mi guarderò bene dal pubblicarla):


Uno dei posti più belli visti in questo viaggio: la valle del Draa. 160 km di palmeti e kasbah lungo il fiume Draa. Le palme grondano datteri. Inutile dire che li abbiamo assaggiati. Freschi.



Ma qualche volta, all’interno, oltre alle scarne abitazioni di fango e paglia dai pavimenti di terra o di sabbia, ci si trovano meraviglie come queste, viste nella splendida kasbah di Telouet:

Ed ecco l’incredibile ksar di Ait Benhaddou, scenario di innumerevoli film (a me ricorda la Torre di Babele di Bruegel):


Per maggiori informazioni:giovespo@gmail.com (Giovanna)
La panissa è uno dei piatti più tipici della tradizione genovese. Come la farinata si fa con la farina di ceci; è come una sorta di polentina da fare indurire, molto simile alle panelle siciliane. Si può gustare semplicemente a tocchetti condita con cipolline, sale, olio e pepe oppure tagliarla a rombi e friggerle in olio bollente. In entrambe le versioni è ottima.
Ingredienti: 300 grammi di farina di ceci, 1 litro d’acqua, sale.
Procedimento: prendete una pentola, versatevi l’acqua. Portate ad ebollizione l’acqua, una volta raggiunto il bollore spegnete il fuoco e versate la farina di ceci a pioggia continuando a mescolare con una frusta, in modo da non formare grumi.
Quando il composto risulta omogeneo versatelo in una terrina e fatelo raffreddare.
Una volta rassodata la vostra panissa sarà pronta per essere gustata e/o fritta.
Foto | Flickr
Per maggiori informazioni:daniela