Si torna a casa!

Comunicazione rapida, l’ultima con questa odiosa connessione wireless: domani si torna a casa, ci si reimpossessa della cucina e dell’adsl (viva, viva! Non ne posso più di pentolame spartano e del segnale GPRS…).
Ringrazio tutti quelli che ci hanno premiate o ci hanno invitate a dei meme e prometto che a giorni adempierò a tutti i doveri-piaceri arretrati.
Saluti!

Per maggiori informazioni:giovespo@gmail.com (Giovanna)

… E SI RITORNA ALLA SOLITA VITA…

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Eccomi qua! Sono tornata!! Bè, a dir la verità, sono già rientrata da una settimana ma si sa che dopo le vacanze tra valigia da disfare, panni da lavare e stirare e cose da sistemare il tempo scarseggia, per non parlare del fatto che ho iniziato subito a lavorare (che botta!!! Ero in crisi!)… e poi sinceramente…. non avevo voglia di fare niente , usavo il pc solo per lavorare e per riguardarmi le foto della mia vacanza, che mi porto nel cuore, con tanti bei ricordi e… 4 kg in più! Mannaggia all’All Inclusive e alle sagre paesane!! Ma non importa, con calma recupererò, l’importante è essersela goduta, anche dal punto di vista del cibo visto che mangiavo per tre (no!! Non aspetto due gemelli!! Intendevo solo che mangiavo tanto per tre persone! Maliziosi!!).
Giusto due parole sulla mia vacanza a Marsa Alam: è stata una settimana davvero splendida, quasi perfetta se non fosse stato per il caldo pazzesco… doveva esserci molto vento, invece nel villaggio (Habiba Beach) ce n’era ben poco e, soprattutto alla sera, si moriva, un paio di sere i lettini erano lavati completamente causa umidità al 100%, non avevi il sollievo nemmeno al ristorante dove non accendevano l’aria condizionata… Per il resto non posso che essere felice della scelta fatta: il villaggio era molto bello, pulito ed enorme (anche troppo), con tre belle piscine e ristoranti vari, c’era il pienone e temevo chissà quale ressa invece era una cosa accettabile (anche se, come struttura, è stato inevitabile il confronto con il villaggio dello scorso anno a Sharm, sempre gestito da Eden Viaggi, e a cui devo dare qualche punto in più, ma del resto quello era davvero la perfezione!).
Il mare favoloso: non tanto la parte nel villaggio dove c’era solo una piscina naturale con acqua bassa (e pulitissima, nulla da dire) che al pomeriggio diventava bollente, quanto la spiaggia di Abu Dabab dove ci siamo recati tre volte… un vero sogno…. un paradiso di spiaggia fine, acqua che si alza piano piano, limpida ed azzurra - ti senti una sirena mentre ci sguazzi dentro beata - la barriera corallina ai lati, così da fare snorkeling con molta facilità tra la miriade di pesciolini e pescioloni…. e poi su questa spiaggia c’era finalmente un bel vento e si stava benissimo, no ci saremmo mai mossi!
Unica escursione fatta è stata quella a Luxor: Valle dei Re, Colossi di Memnone, Tempi di Karnak e Luxor, gita sul Nilo, papiri e arigianato di alabastro vari… Sono cose che ti colpiscono e ti rimangono nel cuore… una gita piuttosto pesante (7 ore di bus all’andata e 7 al ritorno, i templi visitati sotto il sole cocente a 41°, unica tappa di relax fatta a pranzo…) ma che vale sicuramente la stanchezza. Dato però l’impegno di questa escursione abbiamo evitato di farne altre: una settimana è poca e, dato che già due giorni ti vanno via tra gita e recupero, ci sembrava giusto goderci il relax… anche perchè la settimana è davvero volata e ora mi ritrovo immersa nel solito tram tram e settimana prossima mi sa che dovrò pure affrontare un trasloco di ufficio da sola!
Spero che anche le vostra vacanze siano andate bene e che siate rientrati felici e rilassati. Nell’attesa della fresca ricetta che vi proporrò prestissimo, vi lascio con qualche mio ricordo e vi auguro una piacevole domenica…
Gli interminabili sonnellini mattutini e pomeridiani di Roby…

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La spiaggia ed il mare al Villaggio…

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…e ad Abu Dabab…

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La vista dalla nostra camera: lo splendido mare, le tipiche casette e una delle tre piscine…

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L’alba daLbus silenzioso andando a Luxor…

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Non metto foto del villaggio e di Luxor perchè ne ho fatte tante e non vorrei annoiarvi, già così mi sa che ci sono vicina eh?! ;P

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Alla prossima amore mio!

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Per maggiori informazioni:noreply@blogger.com (Dolcetto)

TORTA MACEDONIA CON CREMA AL PHILADELPHIA (decorata)

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Eccomi qua!!! Passo per un salutino veloce… sono in partenza!! Tra un’ora carichiamo le valigie in macchina e si parte per l’aereoporto…Marsa Alam… arrivo!!! Speriamo bene! Sono già passate due settimane di ferie e devo dire che non me le sono godute molto, avrei quasi (quasi eh!) preferito andare a lavorare… spero di potermi godere quest’ultima settimana. Vi racconterò al mio rientro….
Vi lascio con questa torta che ho fatto per un pranzo dalla cognata: avevo poco tempo a disposizione e ho rimediato all’esigenza di portare una torta facendo una veloce base allo yogurt e una farcitura di crema al philadelphia, altrettanto veloce, e macedonia di frutta sciroppata (per aprire il barattolo ho impiegato 3 sec…. Tutt’altra storia che usare la frutta fresca!! Se però avete tempo è sempre preferibile…).


Ingredienti per la base:

  • 300 gr di yogurt (benissimo anche alla frutta)
  • 280 gr di zucchero
  • 1 bustina di zucchero vanigliato (o 1 bustina di vanillina)
  • 3 uova
  • 60 gr di burro fuso
  • 350 gr di farina
  • 1 bustina di lievito

Per la farcitura:

  • 150 gr di philadelphia
  • 50 gr di latte condensato
  • 1 cucchiaio di zucchero a velo
  • 1 bustina di zucchero vanigliato
  • 1 barattolo di macedonia di frutta sciroppata (conservare lo sciroppo) o, ancor meglio, frutta fresca mista a pezzetti

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Preparare la base come di consueto: lavorare a crema le uova con lo zucchero, unire lo yogurt, la vanillina, il burro ed infine la farina setacciata con il lievito. Versare il composto in una tortiera imburrata ed infarinata e cuocere a 180° fino a doratura (circa 40 min, fare la prova dello stuzzicadenti). Lasciare raffreddare, sformare e tagliare a metà. Bagnare con lo sciroppo della frutta (o con del normale succo di frutta se usate frutta fresca), farcire con la crema fatta lavorando con le fruste elettriche il philadelphia con il latte condensato e lo zucchero vanigliato. Prima di aggiungere lo zucchero a velo assaggiate la crema e dosate lo zucchero in base al vostro gradimento. Far cadere i pezzetti di frutta sulla crema e ricomporre la torta. Spolverizzarla di zucchero a velo e decorarla a piacere (ci sarebbero stati bene dei ciuffetti di panna ma io non ne avevo il tempo materiale, ho preferito fare qualche decorazione con del MMF che avevo avanzato).

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BUONA DOMENICA E BUON FINE-FERIE… CI SI RILEGGE A SETTEMBRE!

Per maggiori informazioni:noreply@blogger.com (Dolcetto)

Consorte assente, dunque: melanzane

E sì: perché il consorte è allergico alle melanzane. E qui ad Ischia crescono in giardino… Non vorrete mica che sprechi la produzione!
Dedico questo post a Lydia, per due ragioni.
La prima è che la ricetta che segue me l’ha fatta conoscere lei, che la prepara da anni, anche se mi sembra fosse di Flavia Nicoletta Mazzola Clerici, pubblicata anni fa nel forum de La cucina italiana.
La seconda è che due anni fa lei mi disse una cosa che mi è servita molto. Ai tempi avevo bisogno di una spinta e lei me la diede. E oggi che ciò che è cominciato allora sta arrivando ad un felice compimento, sento di dover ringraziare lei e quei pochi amici che mi hanno ascoltata e consigliata quando la situazione era dura e difficile. A volte ci vuole un piccolo aiuto da parte degli amici. E ci vuole tempo. Il tempo, ho scoperto da un po’, è amico delle cose che contano: dà loro valore.
E invece di tempo, per questo pesto di melanzane, ce ne vuole davvero poco!

Pesto di melanzane

per 4 persone:

Affettare una melanzana, salarla e farle fare l’acqua. Grigliarla e una volta raffreddata frullarla con una manciata di pinoli, una di basilico, un cucchiaio di parmigiano ed olio e.v.o.
Condire la pasta stemperando il pesto con dell’acqua di cottura.

The Beatles: With a little help from my friends

Per maggiori informazioni:giovespo@gmail.com (Giovanna)

Pane con salvia e miele

E’ passato più di un mese dall’ultimo post, ma questa è stata un’estate davvero poco produttiva in cucina. Il caldo in genere frena parecchio la mia creatività, quest’anno poi si è anche rotta la gelatiera e ho detto addio alla sperimentazione di gelati e sorbetti. Finalmente però il caldo afoso qui al nord si è attenuato, così lo scorso fine settimana ho deciso di riappropriarmi della cucina; l’occasione, un barbecue con gli amici. Per accompagnare del pollo marinato con limone, aglio, rosmarino, sale e tanto pepe nero ed un’insalata mista, ho scelto un pane profumato dalla salvia fresca dell mia piantina :-) e reso soffice soffice dal miele di tarassaco.
Ingredienti: 300ml di acqua - 250gr di farina di grano duro -125gr di farina tipo Manitoba - 125gr di farina tipo 00 - 9gr di lievito di birra fresco - 10-12 foglie di salvia tritate* - 2 cucchiaini e ½ di sale - 1 cucchiaino di zucchero - 1 cucchiaio di miele - 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
*per un aroma più deciso aggiungerne qualcuna in più

Con Macchina del Pane o impastatrice: Mettere gli ingredienti nella MdP secondo le istruzioni del costruttore e selezionare il programma impasto. Al suono del beep aggiungere la salvia.
A mano: Mescolare la farina con il sale, aggiungere gradatamente l’acqua tiepida, il lievito fatto sciogliere in un poco d’acqua e zucchero e infine il miele. Impastare bene in modo da ottenere un impasto morbido ed elastico e aggiungere l’olio e la salvia. Lasciare lievitare, coperto, per tre ore.
Prendere l’impasto, sgonfiarlo e, su una superficie infarinata con farina di grano duro, formare un’unica stringa. Unire le due estremità in modo da realizzare una grande ciambella, sistemarla in una teglia ben infarinata o rivestita di carta forno e lasciar lievitare ancora per almeno 30 minuti. Infornare a 240° gradi e cuocere per 12-14 minuti.

Sage and honey bread

It’s been more than a month since last post, but this was a very unproductive summer in my kitchen. Hot weather normally stops my creativity, in addition this time my ice-cream maker got broken, so I had to say goodbye to ice-creams and sorbets testing. Finally, the hot and sultry weather here in the north of Italy has softened, so last week-end I took possession again of the kitchen in occasion of a BBQ with some friends. We had chicken marinated with lemon juice, garlic, rosemary, salt and a lot of black pepper, fresh salad and I made a very scented and soft bread with taraxacum honey and fresh sage took from my plant. :-)

Ingredients: 300ml (1.2cup - 10.5oz) water - 250gr (1.1cup-8.8oz) hard wheat flour -125gr (0.5cup - 4oz) Manitoba flour - 125gr (0.5cup - 4oz) plain flour - 9gr (2tsp) brewer’s yeast - 10-12 sage leaves, finely chopped* - 2 ½tsp salt - 1tsp sugar - 1tbs honey - 2tbs extravirgin olive oil
*for a stronger aroma add few more
With a kneader or a bread machine: Put all ingredients into the kneader or the bread machine, following the constructor’s instructions, selecting kneading program (the basic one), for bread machine. At the beep add sage. Leave the dough to rise for three hours.
Without a kneader or a bread machine: Mix flours with salt, add by degrees warm water and yeast - melted in a bit of water with sugar, and then honey. Knead until you’ll obtain a soft and elastic dough, then add oil and sage. Leave the dough to rise for three hours.

Take the dough and, on a floured surface (use hard wheat flour), form a unique streak and then bring together both ends in order to form a ring shape. Transfer it on a baking sheet, floured or coverd with parchment, and leave to rise at least for another 30 minutes. Bake at 240°C (470F - gas mark 9) for 12-14 minutes.

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La cena si è conclusa con questa crostata di pere e zenzero, una delle mie preferite. La ricetta la trovate qui.

Dinner ended up with this pear and ginger tart, you find the recipe here.

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E ancora foto, per chiudere il post in bellezza: quattro scatti di alcune delle meravigliose rose di Villa Botta, Scandriglia (RI), curate amorevolmente dalla mia zia preferita ;)

More photos, to end this post on a high note: four pics of some of the wonderful roses of Villa Botta, Scandriglia (RI), lovely cherished by my favourite aunt ;)

Apricot sky

Petal pusher

Nahema


Giovanni Sgaravatti

Per maggiori informazioni:noreply@blogger.com (Pip)

Cucina romana: budelline di pollo con sugo finto

Un’altra ricetta dei tempi andati…ancora oggi facilmente riproponibile, a patto che il vostro macellaio vi venda budelline fresche e ben pulite.

Ingredienti per 4 persone: 2kg di budelline di pollo, una cipolla, una carota, un cuore di sedano, una manciata di prezzemolo tritato, 100g di burro, 50g di prosciutto crudo tagliato a cubetti, 5 cucchiai di polpa di pomodoro, un pugno di Pecorino Romano grattugiato.

Preparazione: dopo aver lasciato riposare le budelline in acqua fredda per qualche ora, in modo da renderle bianchissime, ponetele in un tegame e ricopritele con acqua fredda; aggiungete il sedano, la carota e mezza cipolla e portate ad ebollizione a calore moderato; poi coprite il tegame e lasciate cuocere fino a quando il liquido non si è quasi completamente ritirato; in una padella a parte, fate un soffritto col burro, il prosciutto, e il resto della cipolla; unite poi le budelline, facendole insaporire per qualche minuto; aggiungete infine la polpa di pomodoro con qualche cucchiaio d’acqua e continuate la cottura per una decina di minuti; servite dopo aver aggiunto Pecorino e prezzemolo.

Foto: Flickr

Per maggiori informazioni:gianluca

Polpettone di patate e fagiolini

fagioliniEcco un’altra ricetta della tradizione genovese, il polpettone di patate e fagiolini.

Ingredienti: 1 kg di patate, 1 kg di fagiolini, aglio, olio extravergine d’oliva, 30 grammi di funghi porcini secchi, maggiorana, pane grattugiato, 1 etto di parmigiano reggiano, 2 uova.

Procedimento: innanzi tutto fate bollire le patate e i fagiolini; poi passate le patate nel passa verdure e sminuzzate i fagiolini.

In una padella preparate un soffritto con l’olio, l’aglio tritato e i funghi porcini secchi, che precedentemente avrete fatto rinvenire in acqua calda. Poi mettete patate e fagiolini nel soffritto, aggiungete un po’ di sale e lasciate andare per una decina di minuti.

A questo punto, fate raffreddare le verdure, mettetele in una ciotola capiente e aggiungete tutti gli altri ingredienti: le uova, il parmigiano e la maggiorana tritata. Se il composto vi sembra troppo molle aggiungete una manciata di pane grattugiato.

Infine ungete una teglia, cospargetela di pane grattugiato, versatevi il composto e spolverate ancora la superficie con il pangrattato. Infornate a 130° per 30-35 minuti circa.

Il polpettone per essere gustato al meglio va servito freddo.

Foto | Flickr

Per maggiori informazioni:daniela

Colori, sapori e (cattivi) odori: il Marocco/2

I gatti amano i venditori di tappeti…
Post chilometrico: sappiatelo.
Ordunque, prima di lasciare i monti e le terre berbere del sud per Marrakech, naturalmente ho fatto i miei acquisti. A Tamegroute, villaggio che rigurgita di laboratori di ceramica, mi sono accaparrata, ovviamente, una tagine e tutta una serie di altre cosette.

Questa è la fabbrica:


Naturalmente volevo anche portarmi a casa delle spezie, ed il souk non mi sembrava il posto migliore, considerando che JM mi aveva raccomandato di rivolgermi ad un negozio affidabile. E così Majid, a Ouarzazate, mi ha portata qui:


Vedete quel signore in camice bianco? Ebbene, sono stata affidata a lui, che parla perfettamente italiano e si è messo lì a spiegarmi le proprietà terapeutiche di questa e quell’erba. Poi, ogni tanto tirava giù un barattolo dal contenuto, immaginava, misterioso, e cominciava: “Questo è…”. Ed io, anticipandolo: “Ras-el-hanout”, oppure “Nigella”, e via così. Lui era allibito. Ogni volta si zittiva e poi esclamava: “Brava!”, tanto che poi si è messo a farmi i quiz. Vagli a spiegare che appartengo a una genìa di cuciniere pazze che ignorano l’esistenza di ben poche materie che siano appena appena commestibili… Per semplificare mio marito mi ha spacciata per chef de cuisine. Siamo, insomma, ai limiti dell’usurpazione di titolo o dell’esercizio abusivo della professione! Comunque, il negozio era davvero bello, fornito e profumatissimo, anche perché in Marocco chi vende spezie è l’herboriste, e quindi vende anche erbe medicamentose, oli essenziali eccetera.


Gli herboristes sono ovunque. Ma è bene andarci con i piedi di piombo. Tanto per confrontare, guardate questo, in pieno deserto (la parte di sabbia e sassi, detta hammada), presso l’oasi di M’Hamid:

Se dovessi definire Marrakech dovrei usare una parola non proprio elegante che designa un luogo di decenza. Ti aspetti una città caotica, bollente e affollata, ma con il fascino del mito. Be’, il mito, se ancora c’è, si nasconde molto bene: la città è lurida, invivibile, respingente. Come spesso avviene, ciò che nelle campagne e nei villaggi è povertà decorosa qui diventa miserabile. E la commistione con una modernità della quale si sono acquisiti solo gli aspetti deteriori non fa che peggiorare le cose. Il souk è solo un caos lercio e opprimente e la celeberrima Jmaa-El-Fna è sembrata, almeno a noi, solo una trappola per turisti dalla quale scappare a gambe levate. E poi, diciamolo: Marrakech puzza. Ovunque della stessa puzza che prende la gola. Cavallina, canina o umana (eh, sì: temo che i muri di Marrakech siano una grande toilette a cielo aperto…).


Le cose belle della città? Queste.

Le cicogne. Fanno i nidi su ogni edificio alto, minareti inclusi. E le sorprendi che ti volano sulla testa a frotte, al crepuscolo.


Il Jardin Majorelle. Meraviglioso. Un luogo solare, ombroso, incantato dove rifugiarsi per sfuggire alla calca e all’aria rovente. Sembra di essere in un’altra città. Anzi, in nessuna città.
(Grazie, François, per averci svelato l’esistenza di questo paradiso).






E se aggiungiamo che nel giardino dell’Eden c’è pure un delizioso ristorantino, lindo e colorato, che prepara piatti franco-ispano-marocchini con grazia ed inventiva?
Ad esempio, questo gazpacho con sorbetto di peperone, una delizia rinfrescantissima:

O questa classica tagine di pollo con olive e limoni confit, stavolta servita al piatto, anziché nella tagine, appunto:


E ancora, gli spiedini accompagnati dal gratin dauphinois:

E il tè alla menta, stavolta ghiacciato (una manna dal cielo):

Poi, certo, a Marrakech ci sono alcune perle di edifici, come la medersa, che, ahinoi, abbiamo trovato chiusa, e il Palais de la Bahia:



E magari si ha la fortuna di alloggiare, come noi, in un posto meraviglioso come il Riad Andalouse, il cui proprietario, François, è un ospite coi fiocchi, e sul cui terrazzo ci si dimentica il pigia-pigia, gli effluvi sgradevoli e pure i 42 gradi.


Essaouira, dunque.
Parlarne mi risulta difficile.
E’ uno dei luoghi più balordi e indefinibili che mi sia capitato di visitare. Una città scoperta dal turismo da alcuni anni, e quindi animata, affollata, ma piacevolissima. Estremamente rilassante. Bianca, inondata dal sole, ma mai calda: la sua temperatura massima, in agosto, corrisponde alla minima di Marrakech. Eravamo sui 24 gradi, più o meno. Spazzata perennemente dagli Alisei, è il paradiso dei surfisti. Dei bagnanti non direi. Appollaiata con le sue fortificazioni sul limitare dell’Atlantico, ha una certa atmosfera anni ‘70, cosmopolita, aperta, fricchettona. E’ il luogo ideale dove rilassarsi dopo un viaggio impegnativo.
Ci siamo rimasti quattro giorni, e ce la siamo goduta un mondo a gironzolare da un caffé all’altro abbattendoci sulle sedie come se fossimo reduci da una fatica improba.


Vento perpetuo e gabbiani sono la cratteristica della città.

Mica scemi, i gabbiani. Ad Essaouira c’è un porto di pesca fiorentissimo…



E infatti, ecco il souk del pesce:


Ovunque botteghe che vendono l’intero campionario dell’artigianato marocchino: tappeti, ceramiche, cuoio e pellami, gioielli berberi e tuareg, tessuti.


Persino nell’ex palazzo di giustizia è ospitato un mercato dell’artigianato.




E questo strano spettacolo, in quale altro posto al mondo potreste vederlo? Dromedari, cavalli, windsurf, tutti insieme appassionatamente sulla spiaggia…

Di sera, in albergo, a Ferragosto c’erano i camini accesi! Non vi dico il sollievo, dopo i bollori di Marrakech…

Ed ecco il valore aggiunto di Essaouira. Sul porto c’è una lunga fila di chalet che espongono meravigliosi banchi con ogni varietà di pesce. Scegli quello che vuoi e loro te lo cuociono sulla griglia. E poi te lo gusti seduto sulle panche all’aperto accompagnato da un’insalata di pomodori e cipolle e da gamberetti bolliti, omaggio della casa. Il tutto a prezzi ridicoli. Mai mangiati tanti astici in vita mia…




Qualche piatto gustato qua e là.
Un classico cous cous con carne, verdure e harissa:

L’harira, tipica zuppa di legumi e verdure, che si gusta accompagnata da datteri e limone:

Una straordinaria crema di melanzane:


E uno sformato, sempre di melanzane:

Una tagine con carne di manzo, olive e zucchine:


E la tagine più buona che abbia assaggiato: di pollo con fichi e noci. Deliziosa. Non avrò pace finché non avrò provato a rifarla.

Alla prossima! Si torna a parlare di cucina…

Per maggiori informazioni:giovespo@gmail.com (Giovanna)

Ma kayn mushkil: il Marocco/1

Eccomi di ritorno.

Per me è stato una novità e un azzardo, il Marocco. Amo forsennatamente l’Europa, l’ho girata tanto, ma sempre meno di quanto vorrei, e ancora la girerò finché le gambe e il budget me lo permetteranno. Stavolta volevo vedere un altro pezzo di mondo, con tutti i risvolti che ciò comporta, non sempre piacevoli.

Un viaggio in fuoristrada, con un autista esperto di piste pazzesche. Niente gruppo: detestiamo i viaggi organizzati. Abbiamo cercato un onorevole compromesso tra la nostra natura di turisti fai-da-te e la necessità di raggiungere posti che da soli con un auto a noleggio non avremmo mai potuto vedere. Così è nato questo tour tra l’Atlante, i villaggi berberi, il deserto, Marrakech e il riposo finale sull’Atlantico, ad Essaouira. E così abbiamo conosciuto Majid, chaffeur e amico, una persona eccezionale sotto ogni punto di vista che ci ha fatto compagnia, ci ha fatto fare delle franche risate, ha guidato sul ciglio dei baratri come fosse nel traffico partenopeo, ha combattuto valorosamente per recuperare la mia valigia che anziché arrivare a Casablanca ha pensato bene di fare un viaggio per conto suo (con un determinante aiuto da parte dell’Alitalia) per andarsene a Kiev e quindi a Parigi, a Roma, a Casablanca e infine a Ouarzazate dove siamo riusciti a riaverla dopo SOLI cinque giorni. E vorrei veder voi a girare per il Marocco senza nemmeno una maglietta (per non dire altro…) di ricambio…
Ma kain mushkil è diventato il motto del viaggio: significa “Non c’è problema”, più o meno, ed è una delle tante espressioni arabe che Majid ha cercato di insegnare a me e mio marito, studenti un po’ tardi. Lo ripeteva in continuazione. Per lui, non c’era mai problema, e meno male. Mi ha appioppato il nome di Lalla Fatima dal primo giorno della nostra conoscenza (Lalla è un titolo di rispetto per le donne) e mio marito è diventato, per lui, Sidi Mustafà. Quando l’abbiamo salutato, dopo i primi otto giorni, lui era commosso, e anche noi. Ci ricorderemo a lungo di lui, della sua disponibilità, della gentilezza, della simpatia, dell’ospitalità: ci ha invitati a casa sua a mangiare il cous cous, ci ha presentati alla sua famiglia, ci ha trattati da amici, insomma. E poi, come non simpatizzare con chi ti chiama gazelle? Lo so che gli uomini marocchini definiscono così tutte le donne, ma lasciatemi dire che è una piacevole sensazione per una babbiona non proprio eterea.
Ecco i monti del medio e dell’alto Atlante, dai paesaggi incredibilmente vari.




Occorre, bisogna dirlo, spirito di adattamento. Il nostro concetto di igiene, soprattutto alimentare, subisce scosse continue. Le mosche sono ovunque. Il paese è in gran parte sporco, inefficiente, oppresso da una burocrazia elefantiaca. Ma è splendido, e l’ospitalità della gente, spesso poverissima, è straordinaria, a partire dall’offerta ricorrente del tè alla menta, persino da parte di un pastore al quale avete attraversato la strada, per proseguire con il dono di un gioiello d’argento da parte di un negoziante perché “gli italiani mi piacciono, sorridono sempre” o con la gentilezza di un cameriere che chiede al cuoco di cambiare il menù perché ha sentito per caso che mio marito è allergico alle melanzane, o ancora con tutta la gente di montagna che ti saluta quando passi mentre i bambini, scalzi, corrono nella polvere dietro alla macchina, ridono e fanno ciao con la mano.

E così, in nome dell’ospitalità ci è toccato ingurgitare cose alle quali i nostri stomaci europei, abituati a cucine sterili come sale operatorie (le nostre, non quelle dei ristoranti…) si ribellano con tutte le loro forze, pizze berbere spezzate con mani i cui utilizzi immediatamente precedenti non avremmo mai voluto vedere; ma dire di no era impossibile, a meno di non voler offendere chi ci accoglieva con gentilezza e generosità. Perciò, coraggio: si butta giù tutto e via. Anche questo è esperienza. E al ritorno si sarà ancora più tignosi in fatto di pulizia, mi sa.

Il té del pastore, con mio marito e Majid che versa:

Un ristoro a 2700 metri d’altitudine, e il suo immancabile té:

Ancora Majid mesce per noi il tè nel deserto:

Ed eccolo, il deserto (a proposito: l’ombra in groppa al dromedario, in cima al post, è mia! Avrei anche una foto con la shesh in testa, ma mi guarderò bene dal pubblicarla):


Uno dei posti più belli visti in questo viaggio: la valle del Draa. 160 km di palmeti e kasbah lungo il fiume Draa. Le palme grondano datteri. Inutile dire che li abbiamo assaggiati. Freschi.


Com’è fatta una kasbah all’interno? Così: talmente buia che senza una torcia non si riesce ad entrarci. Illuminata a tratti (rari) da pozzi di luce naturale.

Ma qualche volta, all’interno, oltre alle scarne abitazioni di fango e paglia dai pavimenti di terra o di sabbia, ci si trovano meraviglie come queste, viste nella splendida kasbah di Telouet:




Ed ecco l’incredibile ksar di Ait Benhaddou, scenario di innumerevoli film (a me ricorda la Torre di Babele di Bruegel):


A Zagora, tappa fondamentale sulle rotte carovaniere, un cartello ancora indica la distanza da Timbouctu: 52 giorni in dromedario.

E Marrakech? Ed Essaouira? E il cibo? E i souk?
Il resto alla prossima puntata…

Per maggiori informazioni:giovespo@gmail.com (Giovanna)

La panissa genovese

 panissaLa panissa è uno dei piatti più tipici della tradizione genovese. Come la farinata si fa con la farina di ceci; è come una sorta di polentina da fare indurire, molto simile alle panelle siciliane. Si può gustare semplicemente a tocchetti condita con cipolline, sale, olio e pepe oppure tagliarla a rombi e friggerle in olio bollente. In entrambe le versioni è ottima.

Ingredienti: 300 grammi di farina di ceci, 1 litro d’acqua, sale.

Procedimento: prendete una pentola, versatevi l’acqua. Portate ad ebollizione l’acqua, una volta raggiunto il bollore spegnete il fuoco e versate la farina di ceci a pioggia continuando a mescolare con una frusta, in modo da non formare grumi.

Quando il composto risulta omogeneo versatelo in una terrina e fatelo raffreddare.

Una volta rassodata la vostra panissa sarà pronta per essere gustata e/o fritta.

Foto | Flickr

Per maggiori informazioni:daniela

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