Focaccia cipolle e pomodori
Ho iniziato a fare questa focaccia con la pasta pronta della Buitoni, poi ho imparato a fare la pasta per la pizza o la focaccia in casa e quindi l’ho sostituita [Trucchi in cucina: pasta per pizza e focaccia]. Ma per chi non si è mai cimentato con pasta fatta in casa, oppure per chi [...]
Ho iniziato a fare questa focaccia con la pasta pronta della Buitoni, poi ho imparato a fare la pasta per la pizza o la focaccia in casa e quindi l’ho sostituita [Trucchi in cucina: pasta per pizza e focaccia]. Ma per chi non si è mai cimentato con pasta fatta in casa, oppure per chi non ha tempo, vanno benissimo anche le preparazioni pronte, quelle che si trovano nel banco frigo al supermercato.
Mi piace soprattutto l’effetto cromatico dei colori accostati: bianco, rosso e verde!
Ingredienti:
2 pomodori rossi
1 cipolla
1 mozzarella
olio
sale grosso
prezzemolo tritato
Stendere la pasta su una teglia bassa e larga per pizza, cospargere con sale grosso e olio extravergine di oliva.
Tagliare a fettine due pomodori rossi (precedentemente spellati e privati dei semi) e una cipolla, quindi adagiare le fettine alternativamente sulla pasta. Salare un poco le verdure. Tagliare la mozzarella a tocchetti piccoli e spargerla sulla focaccia, sopra alle verdure. Aggiungere ancora un po’ d’olio.
Mettere in forno a 250° per circa 20 minuti, o fino a che la focaccia non risulti dorata, poi sfornare e cospargere subito di prezzemolo tritato.
Servire tiepida.
Osterie, trattorie e cucina regionale nel Mangiarozzo 2009
L’autore la sta promuovendo attraverso incontri e presentazioni nelle librerie e il periodo dell’anno, i primi freddi dell’autunno e la “maturazione” dei prodotti del bosco, la rendono di[...]

L’autore la sta promuovendo attraverso incontri e presentazioni nelle librerie e il periodo dell’anno, i primi freddi dell’autunno e la “maturazione” dei prodotti del bosco, la rendono di buona attualità. Si tratta dell’edizione 2009 del Mangiarozzo, la guida alle osterie e trattorie d’Italia, che valuta locali e cucine non facendo “una questione d’etichetta” ma “una questione di forchetta”.
Un volume di 800 pagine, al costo di 20 euro, che Carlo Cambi (fondatore de I viaggi di Repubblica e presidente della Strada del vino Terre di Arezzo) ha scritto per tre ragioni fondamentali: “fare cultura del cibo; riannodare le fila della tradizione gastronomica italiana concedendo un ruolo di primo piano ai cuochi e alle cuoche snobbati dalle guide paludate ed esaltando il legame tra sapori e agricoltura; offrire ai lettori una selezione di locali dove gustare l’autentica cucina di territorio spendendo il giusto”.
Le taverne sono state selezionate e recensite dal Mangiarozzo (che propone un viaggio in Italia attraverso i sapori ma anche un contributo alla cultura gastronomica) in base a criteri come la rilevanza della cucina di tradizione, la gestione a carattere familiare e la presentazione di un conto leggero. Nel libro non ci sono bicchieri, forchette o stelle e neppure altre classificazioni, dato che soltanto le osterie e le trattorie degne di nota hanno trovato spazio sulle sue pagine.
Un libro di gusto per trovare il pasto giusto nel posto giusto, spendendo il giusto.
Foto | Flickr
Carciofi gratinati al forno
Finalmente è tempo di carciofi, ecco un contorno semplice, veloce, ma gustosissimo. Pulire 4 carciofi come descritto qui: Come pulire i carciofi. Allargare le foglie e togliere il fieno come descritto appunto nel post. Scottare i carciofi per 2 minuti in acqua bollente, poi salare l’interno. Riempire così i carciofi, pressando bene con le dita, con un [...]
Finalmente è tempo di carciofi, ecco un contorno semplice, veloce, ma gustosissimo.
Pulire 4 carciofi come descritto qui: Come pulire i carciofi. Allargare le foglie e togliere il fieno come descritto appunto nel post. Scottare i carciofi per 2 minuti in acqua bollente, poi salare l’interno.
Riempire così i carciofi, pressando bene con le dita, con un misto di pane grattugiato e aromi (vedi Gratinatura e farcitura con il pane) adatto a tutte le verdure.
Prendere una pirofila piccola , aggiungere due cucchiai d’olio e mettere i carciofi in piedi facendo attenzione che non cadano su un fianco.
Aggiungere una tazzina d’acqua per evitare che brucino e salare il fondo di cottura.
Mettere in forno a 180 ° per 20 minuti / mezz’ora, fino a quando i carciofi saranno dorati in superficie.
Servire caldi o tiepidi.
Il friggione bolognese, un’ottima salsa per bolliti, crostini e polenta
Sempre sulla scia del filone dei piatti a me sconosciuti che sto scoprendo insieme a voi, vi propongo oggi il friggione. Si tratta di una ricetta antichissima, risalente addirittura al 1886, depositata[...]
Sempre sulla scia del filone dei piatti a me sconosciuti che sto scoprendo insieme a voi, vi propongo oggi il friggione. Si tratta di una ricetta antichissima, risalente addirittura al 1886, depositata dalla Accademia italiana della cucina presso la Camera di Commercio di Bologna solo nel 2004. Il friggione (in dialetto, “al frizzàn”) è una salsa a base di cipolle bianche, pelati, strutto, sale e zucchero, ottima da servire come accompagnamento a bolliti, salsicce o spezzatino di maiale, oppure spalmato su crostini di pane o di polenta. Ecco qui di seguito la preparazione nel dettaglio di questa pietanza da vera Cesarina:
Ingredienti (presumo per una dose industriale!!): 4Kg di cipolle bianche, 300 gr. di pomodori pelati freschi, 1 cucchiaino di zucchero, 1 cucchiaino di sale grosso e 2 cucchiaini di strutto (eventualmente sostituibili con olio).
Preparazione: affettare molto finemente la cipolla e lasciarla almeno due ore a macerare con il sale e con lo zucchero. In un tegame rigorosamente di alluminio versare la cipolla con l’acqua che avrà fatto, lo strutto ed a fuoco lentissimo cuocere girando con un mestolo di legno fino a che avrà un color nocciola, facendo sì non si attacchi mai, ci vorranno due ore circa. Aggiungere alla cipolla i pomodori tagliati a pezzettini e seguitare a girare ancora per un ora un ora e mezzo onde terminare la cottura. Quando lo strutto farà delle bollicine rosate e la cipolla con il pomodoro sarà una crema, il Friggione sarà pronto.
Foto | Flickr
A Zonzo, un “bicchiere” di Chianti


Muff-IN-Pizza


La ricetta delle patate in tecia
Quella delle patate in tecia (ossia “in tegame”) è una ricetta di origine triestina che si presta ovviamente da ottimo e sostanzioso contorno, ad esempio per un arrosto di carne. Gli ingredienti[...]
Quella delle patate in tecia (ossia “in tegame”) è una ricetta di origine triestina che si presta ovviamente da ottimo e sostanzioso contorno, ad esempio per un arrosto di carne. Gli ingredienti sono molto semplici: 700-800 gr di patate a pasta gialla, una cipolla, olio, sale, pepe e, a piacere, pancetta o guanciale.
Si lessano le patate in acqua bollente salata. A parte, in una padella, si fa soffriggere nell’olio la cipolla a fettine sottili, fino a farla imbiondire, unendo eventualmente la pancetta laddove si sia scelto di metterla (anche se mi sento caldamente di suggerirvela, la ricetta sarà più ricca, ma volete mettere il sapore e la rusticità che ne guadagna?). Poi si uniscono le patate schiacciate grossolanamente con una forchetta, distribuendole uniformemente nella padella, si sala e si pepa e si cuoce il tutto fino a quando le patate non avranno formato una bella crosticina dorata, rimestandole di tanto in tanto per consentire una “bruciacchiatura” uniforme.
Come suggerisce questa ricetta, le patate non devono avvizzire, nel caso si può rimediare continuando la cottura con un goccio di brodo o di acqua.
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La Pitina, salame ovino ottimo anche per la Carbonara
Allo scorso Salone del Gusto, tra le tante prelibatezze che ho avuto modo di scoprire e degustare, ho conosciuto un prodotto che fin’ora mi era davvero sconosciuto. Si tratta della[...]
Allo scorso Salone del Gusto, tra le tante prelibatezze che ho avuto modo di scoprire e degustare, ho conosciuto un prodotto che fin’ora mi era davvero sconosciuto. Si tratta della “Pitina della Valtramontina” un salume di carne ovina prodotto nell’omonima valle friulana, che ha la caratteristica forma a polpetta avvolta in farina di polenta.
La preparazione con la farina di polenta non richiedeva particolari attrezzature, considerato che nelle zone montane non c’erano possibilità di reperire budella per insaccare la carne e conservarla, e quindi era possibile prepararla ovunque.
Una volta preparata la “polpetta di carne” dissosata, questa polpetta veniva avvolta nel sale, pepe e farina di polenta, aromatizzata con le erbe di montagna, quindi il preparato veniva poggiato sotto la cappa del camino del focolare ad affumicare e lì rimaneva per alcuni giorni. Anticamente dopo la prima asciugatura vicino al fuoco, la Pitina veniva mantenuta nel “camarin”, un ambiente fresco e ventilato per un’ulteriore esicattura nel tempo.
Dopo circa quindici giorni sulla Pitina si formavano le muffe nobili che terminavano la stagionatura del prodotto dopo qualche mese. Per consumarla veniva prima lavata con acqua e aceto, e poi asciugata con un canovaccio di cotone e tagliata in fette sottili per essere mangiata accompagnata da un buon bicchiere di vino.
Al Salone, la signora che la presentava nel suo stand ha anche aggiunto: “era un modo semplice per i cacciatori di nascondere subito la selvaggina appena cacciata… perché non sempre si poteva cacciare, ma bisognava pur mangiare!”.
Adesso il procedimento è cambiato un poco, e la Pitina è diventato presidio Slow Food. Ora alla carne ovina o di selvaggina alcune produzioni aggiungono anche del maiale o del lardo in alcune produzioni (mentre i più “puristi” usano solo carne di montone o di capra), l’affumicatura avviene con legno non resinoso dei boschi e l’aroma è senza conservanti, solo fatto di sale, pepe, erbe montane e vino rosso.
In cucina la Pitina ha diversi utilizzi e consente la riscoperta di vecchi piatti della tradizione. Viene usata con ricotta e polenta, con brodo di polenta secondo il gusto montano, mentre per chi volesse usarla in cucina anche al sud può usarla in una carbonara…. di cui mi sono premurata di farvi avere anche al ricetta!
Carbonara con Pitina della Valtramontina
Ingredienti per 6 persone: 500 gr di spaghetti, 1 pitina, burro a piacere, 4 o 5 uova, 2 cucchiai di panna liquida, 120 gr di formaggio stagionato grattuggiato, un bicchiere di vino bianco secco, sale e pepe.
Procedimento: scaldare olio e burro in una padella, unire la pitina tagliata a dadini o sbriciolata grossolanamente. Aggiungere il vino bianco e continuare la cottura finché il vino si sarà consumato. Intanto sbattere le uova con la panna liquida, metà formaggio, sale e pepe. Lessare la pasta in abbondante acqua salata, scolarla e versarla nella padella, unire le uova sbattute e dare una rimescolata generale. Servire con il resto del formaggio.
Altre ricette le trovate qui.
Donuts e Madeleines per colazione


Cake di miglio con menta, limone e timo al limone


I pupurati, i biscotti foggiani per commemorare i morti
I pupurati (o peperati) sono dei biscotti tradizionali del foggiano, nello specifico della città di San Severo. Vengono realizzati tradizionalmente per la commemorazione dei santi e dei morti e sono a[...]
I pupurati (o peperati) sono dei biscotti tradizionali del foggiano, nello specifico della città di San Severo. Vengono realizzati tradizionalmente per la commemorazione dei santi e dei morti e sono a base di farina, zucchero, mosto cotto, mandorle, cacao e spezie (cannella e chiodi di garofano).
Vi riporto qui sotto la ricetta, per chi volesse sperimentarli, ma ho trovato in rete anche una versione lievitata (i c.d. “pupurati cresciuti”) e vorrei specificare che, come per tutte le ricette della tradizione, ingredienti e procedimenti variano di famiglia in famiglia.
Ingredienti:1 kg di farina, 100 gr. di olio extravergine d’oliva, 100 gr di mandorle tritate, 150 gr di cioccolato fondente a scaglie,1/2 bustina di cannella, 1/2 bustina di chiodi di garofano, 150 gr di cacao amaro, 300 gr di zucchero, 200 gr di mosto cotto, 1/2 lt di latte, 1/2 cucchiaio di bicarbonato,1 cucchiaio di miele, scorza d’arancia grattugiata
Preparazione: Versate la farina a fontana, al centro mettete l’olio, il latte, il mosto cotto, il cacao e impastate unendo tutti gli altri ingredienti, fino a ottenere un impasto morbido. Tagliate l’impasto e formate dei tarallini, poi posizionateli in una teglia da forno, precedentemente oleata e con un velo leggerissimo di farina. Cuocete in forno a 160°/170°, per circa 15 minuti.
Foto | Flickr
Hummus di piselli freschissssssimi


Backstage di un Matrimonio


La zuppa Valpellinese, un piatto tradizionale valdostano
Tra le ricette invernali che prediligo ci sono quelle delle zuppe e delle vellutate. Posso affermare in tutta tranquillità che non ne avrei mai abbastanza, adoro il calore che trasmettono questi piatti,[...]
Tra le ricette invernali che prediligo ci sono quelle delle zuppe e delle vellutate. Posso affermare in tutta tranquillità che non ne avrei mai abbastanza, adoro il calore che trasmettono questi piatti, il loro profumo, la loro rusticità, la peculiarità che hanno di fare spesso e volentieri da piatto unico e insieme da coccola per il palato.
Ho scoperto da poco l’esistenza di una zuppa tipica valdostana, che si chiama Zuppa alla Valpellinese, a base di ingredienti originariamente poveri, tipici della tradizione montanara: pane nero raffermo tagliato a fette sottili, brodo vegetale o preferibilmente di carne, sugo d’arrosto, verza, fontina e talvolta arricchita con salsiccia, prosciutto crudo, lardo o pancetta ed insaporita con spezie come la cannella e la noce moscata.
Qualcuno di voi la conosce e l’ha sperimentata? Io attendo solo il momento giusto per portarne in tavola una bella porzione fumante…
Foto| Flickr
Bigoli con bottarga in salsa di zucca di SALSA


Ricette antipasti di Natale: insalata russa
L’ insalata russa, come dice il termine stesso, è una ricetta originaria della Russia (dove si chiama Insalata Olivier), anche se è estremamente diffusa in Italia, dove viene consumata[...]
L’ insalata russa, come dice il termine stesso, è una ricetta originaria della Russia (dove si chiama Insalata Olivier), anche se è estremamente diffusa in Italia, dove viene consumata prevalentemente come antipasto. Addirittura in certe regioni (soprattutto in Piemonte, che ne rivendica la paternità) essa è un tipico antipasto natalizio per il cenone della vigilia ed il pranzo di Natale.
Ecco qui una ricetta, tratta da Bigfood. Come notate la ricetta base dell’insalata russa prevede cubetti di carote, patate, piselli, talvolta fagiolini e l’immancabile maionese, e spesso viene arricchita e decorata con uova sode e cetriolini a fettine. Vi lascio qualche idea su come consumarla: accompagnata da pane da tramezzini, magari intagliato a stella; con dei crostini di pane abbrustolito; messa in forma in una ciotola di vetro rivestita di pellicola e lasciata in frigo ad addensare (eventualmente arricchita di gelatina, ma a me non piace).
Ingredienti: 150 gr di fagiolini, 150 gr di piselli sgranati, 2 carote, 2 patate, maionese q.b.
Preparazione: mondate e lavate tutte le verdure, poi lessatele in acqua bollente salata, scolatele, raffreddatele e riducetele a cubetti. Conditele con la maionese e disponete in frigo per almeno 30 min. prima di servire.
Foto | Flickr
Vellutata di zucca e cannella con cake al mais


Pasta per pizza e focaccia
Questa è la mia personalissima versione della pasta per la pizza o la focaccia. Non me ne vogliano i puristi o i grandi cuochi, ma dopo tanti esperimenti con questa soluzione riesco a sfornare buonissime pizze senza troppe complicazioni. Per esempio l’uso del lievito secco e del mixer fanno guadagnare tempo. Provate! E’ veramente [...]
Questa è la mia personalissima versione della pasta per la pizza o la focaccia. Non me ne vogliano i puristi o i grandi cuochi, ma dopo tanti esperimenti con questa soluzione riesco a sfornare buonissime pizze senza troppe complicazioni. Per esempio l’uso del lievito secco e del mixer fanno guadagnare tempo. Provate! E’ veramente una ricetta per tutti.
Per una pizza, per una persona, teglia di misura 28 cm.
2 etti di farina bianca 00
1 cucchiaio raso di sale fino
2 cucchiai di olio
mezza bustina di lievito secco mischiata ad 1 cucchiaino di zucchero bianco
acqua q.b.
Mettere nel mixer tutti gli ingredienti insieme e aggiungere mezzo bicchiere d’acqua, iniziare ad impastare con il mixer e aggiungere poca acqua alla volta fino a che non si forma una pasta elastica e morbida che si stacca dalle parete del mixer. Se avete aggiunto troppa acqua e la pasta è troppo molle, mettete un cucchiaio o due di farina. Continuare ad impastare per qualche minuto.
Poi togliere la pasta, raccoglierla in una palla e metterla in una terrina cosparsa di farina per non fare attaccare il tutto. Coprire con un canovaccio umido e tenere in un luogo tiepido, oppure nel forno a 35°. Far lievitare almeno un’ora, meglio due, dopodichè stendere con le mani nella teglia foderata di carta forno e … farcire a piacere.
Per la cottura metter in forno a 250° per circa 15-20 minuti, fino a che la crosta risulti dorata.
Il mio pesto rivisitato per Fiordisale


Ricette friulane: il frico morbido e il frico croccante
Nei prossimi giorni mi piacerebbe sperimentare il frico. Si tratta di una ricetta povera, almeno in origine, quando veniva utilizzata per riciclare gli scarti di formaggio. La provenienza di questo[...]
Nei prossimi giorni mi piacerebbe sperimentare il frico. Si tratta di una ricetta povera, almeno in origine, quando veniva utilizzata per riciclare gli scarti di formaggio. La provenienza di questo piatto è friulana, nello specifico carnica.
Esiste sostanzialmente in due versioni. Quella morbida, che ricorda una frittata, a base di formaggio (per lo più Montasio), cipolle e patate, spesso arricchita con profumatissimo porro o insaporita con lo speck o la pancetta. Quella croccante, estremamente friabile, composta di solo formaggio (o al massimo addizionato con farina di mais) ed ottima come stuzzichino o per realizzare graziose ciotoline in cui presentare polenta, fondute o funghi saltati, un po’ come i più famosi cestini di parmigiano.
Non ditemi che non vi ho ingolosito almeno un po’, io sto letteralmente sbavando all’idea!
Foto | Flickr